Oswald Achenbach
(Düsseldorf 1827-1905) Paesaggio di campagna con Via Appia, carro tirato da buoi e contadino sulla via verso il mercato accanto ad un edificio in rovina, firmato e datato Osw. Achenbach 1892, olio su tela, cm. 106 x 150, in cornice (GS)
Provenienza: Collezione privata, Renania.
Oswald Achenbach: Ein Zeitgenosse Oswald Achenbachs schrieb über den Künstler: Schon sei-ne Kunst stand mit ihrer farbig schillernden Pracht, die vom Braun seiner Frühzeit zu dem Silbergrau seiner Spätzeit hinüberleitete, mit ihrem absichtlichen Übersehen des Vordergrundes und ihrer oft schon impressionistischen Vereinheitlichung der Lichtwirkungen auf ganz anderem Boden als die seines Bruders. In Frankreich fand nur Oswald, nicht Andreas Achenbach Anerkennung, obgleich dieser in Deutschland für den Größeren galt. Wir können jedem in seiner Art gerecht werden. Der Kernigere warwohl Andreas, der Geistvollere aber war Oswald’ (K. Woermann, Lebens- erinnerungen eines Achtzigjährigen, Leipzig 1924, Bd. I, S. 351f., zit. nach: Kat. Andreas und Oswald Achenbach Das A und O der Landschaft, Düsseldorf 1998, S 142). M. Potthoff, schrieb in ihrer Monographie zu Oswald Achenbach (M. Pott-hoff, Oswald Achenbach, Sein künstlerisches Wirken zur Hochzeit des Bür-gertums, Köln-Berlin 1995, S. 166): In der Auseinandersetzung mit Werken anderer Künstler und Kunstrichtungen sowie verschiedenen Medien der Zeit kristallisierte sich ein Italienbild heraus, das seit Goetheneuartig ist und vor dem Hintergrund des aufkommenden Reisetourismus und der ge- schmacksbildenden Instanzen der Journalillustrationen und der Fotografie verstanden werden muß’. Potthoff zieht als Fazit: Das deutsche Italienbild wird bei ihm zu einem Farbbild. So entstehen Gemälde, die in der Wahl der Motivik zwar Anleihen an die Italientradition machen, in der bildlichen Interpretation aber neue, visionäre Ansichten schaffen. In der Modernisie-rung dieses Bildtypus ist seine kunsthistorische Bedeutung zu sehen. (M. Potthoff, op. cit., S. 167).
Oswald Achenbach: Un contemporaneo di Oswald Achenbach scrisse sull’artista: E’giŕ la sua arte, caratterizzata dalla sontuositŕ dei colori cangianti, che passano dal bruno utilizzato nelle sue opere giovanili al grigio argentato della maturitŕ, dall’intenzionalitŕ di ignorare il primo piano e dall’unificazione talvolta giŕ impressionista degli effetti di luce, che si muoveva su un campo completamente differente da quello praticato da suo fratello. In Francia solo Oswald, ma non Andreas Achenbach, ottenne riconoscimenti, benché in Germania quest’ultimo fosse ritenuto piů importante. Possiamo rendere giustizia ad entrambi. Andreas aveva probabilmente una personalitŕ piů spiccata, ma Oswald era il piů ricco di spirito’ (K. Woermann, Memorie di un ottantenne, Lipsia 1924, vol. I, p. 351sg., citato da: Cat. Andreas e Oswald Achenbach, L’Alfa e l’Omega del paesaggio, Düsseldorf 1998, p. 142). M. Potthoff scrisse nella sua monografia su Oswald Achenbach (M. Potthoff, Oswald Achenbach, La sua attivitŕ artistica all’apogeo della borghesia, Colonia-Berlino 1995, p. 166): Nel confronto con le opere di altri artisti e di altre tendenze artistiche come pure con i vari media dell’epoca, si formň un’immagine dell’Italia di nuovo tipo, differente da quella definita da Goethe, che si deve intendere tenendo conto della nascita del turismo e delle istanze creatrici di un gusto, cioč le illustrazioni nei giornali e la fotografia. Potthoff sintetizza cosě: L’immagine tedesca dell’Italia si trasforma da lui in un’immagine a colori. Cosě nascono dipinti la cui scelta di motivi cerca appoggio presso la tradizione italiana, ma la cui interpretazione figurativa crea nuove idee visionarie. La modernizzazione di questo tipo di immagine rappresenta la sua importanza nella storia dell’arte. (M. Potthoff, op. cit., p. 167).
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