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Lotto No. 675


Tano Festa *


(Roma 1938–1987)
Da Michelangelo, n. 2, 1966, firmato, intitolato e datato sul verso Festa 66, smalto su tela, 130 x 97 cm, con cornice, (AR)

Certificazione fotografica:
Archivio Tano Festa, Roma, 10 gennaio 1997, n. d’archivio 6613/P449

Provenienza:
Galleria La Salita, Roma (etichetta adesiva sul verso)
Collezione privata Italia
Christie’s, Milano, 25 novembre 1996, lotto 270
Galleria Granelli, Livorno
Collezione privata europea

Esposizioni:
Roma, Ex Stabilimento Peroni, Tano Festa, 12 marzo – 24 aprile 1988, p. 72, n. 38 con riproduz.;
Livorno, Galleria Granelli, Tano Festa, 30 novembre 1997 – 8 gennaio 1998, riprodotto nel catalogo della mostra

“La maestosa, plastica tristezza di Michelangelo echeggia appropriatamente nell’animo di Tano”
(Maurizio Calvesi)

Fu la Biennale di Venezia del 1964 a far conoscere al pubblico europeo – e italiano – il fenomeno anglo-americano della Pop Art. In quell’occasione viene premiato l’americano Rauschenberg e il Padiglione Italia ospita opere di artisti come Mimmo Rotella, Franco Angeli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Concetto Pozzati e Mario Schifano.
Proprio questi ultimi, riunendosi al Caffè Rosati di Piazza del Popolo o presso la Galleria La Tartaruga di Plinio De Martis, danno vita negli anni Sessanta alla cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo, di cui Tano Festa fu uno dei maggiori rappresentanti.
È proprio in occasione della famosa Biennale di Venezia del 1964 che Festa espone, insieme ad una delle sue Persiane – l’opera La creazione dell’uomo, frutto della sua nuova ricerca basata sugli elementi iconografici del passato, in particolar modo della Cappella Sistina e delle Tombe Medicee di Michelangelo.
Da queste opere di Tano Festa è facile notare come la Pop Art italiana, a differenza di quella inglese o americana, abbia caratteri tutti suoi e non corrisponda soltanto a una messa in discussione di società, cultura e valori estetici. Tra le sue peculiarità emerge anche il rapporto irrinunciabile con la cultura alta, con l’arte e la sua storia, caratteristica è assolutamente rintracciabile nelle opere di Festa.
Se infatti Schifano – ad esempio – si concentra più sulle nuove immagini del contesto urbano e, più affascinato dal mito americano, ne importa i simboli (basti pensare alle immagini della Coca-Cola e della Esso), Festa volge lo sguardo alla “sua” Italia e, con atteggiamento più “nazionalistico”, preferisce invece un’iconografia più distante dal consumismo della Pop americana e più intrisa di memoria, di storia e di cultura italiana.
“Un americano dipinge la Coca Cola come valore, per me  – dirà a tal proposito Tano Festa – Michelangelo è la stessa cosa nel senso che siamo in un paese dove invece di consumare cibi in scatola consumiamo la Gioconda sui cioccolatini”. (Dal catalogo della mostra alla Galleria La Salita, 1967)
Per Festa la storia non è qualcosa di distante e sostituibile con l’attualità, ma è una continua presenza. È per questo che non riesce ad azzerare l’arte precedente ma ne fa piuttosto oggetto delle sue opere. Ed ecco allora che i volti di Michelangelo, trattati con estrema libertà dall’artista, rivivono sulle sue tele in una dimensione nuova, eterea e vagamente surreale.

01.06.2016 - 19:00

Prezzo realizzato: **
EUR 179.900,-
Stima:
EUR 50.000,- a EUR 70.000,-

Tano Festa *


(Roma 1938–1987)
Da Michelangelo, n. 2, 1966, firmato, intitolato e datato sul verso Festa 66, smalto su tela, 130 x 97 cm, con cornice, (AR)

Certificazione fotografica:
Archivio Tano Festa, Roma, 10 gennaio 1997, n. d’archivio 6613/P449

Provenienza:
Galleria La Salita, Roma (etichetta adesiva sul verso)
Collezione privata Italia
Christie’s, Milano, 25 novembre 1996, lotto 270
Galleria Granelli, Livorno
Collezione privata europea

Esposizioni:
Roma, Ex Stabilimento Peroni, Tano Festa, 12 marzo – 24 aprile 1988, p. 72, n. 38 con riproduz.;
Livorno, Galleria Granelli, Tano Festa, 30 novembre 1997 – 8 gennaio 1998, riprodotto nel catalogo della mostra

“La maestosa, plastica tristezza di Michelangelo echeggia appropriatamente nell’animo di Tano”
(Maurizio Calvesi)

Fu la Biennale di Venezia del 1964 a far conoscere al pubblico europeo – e italiano – il fenomeno anglo-americano della Pop Art. In quell’occasione viene premiato l’americano Rauschenberg e il Padiglione Italia ospita opere di artisti come Mimmo Rotella, Franco Angeli, Tano Festa, Giosetta Fioroni, Concetto Pozzati e Mario Schifano.
Proprio questi ultimi, riunendosi al Caffè Rosati di Piazza del Popolo o presso la Galleria La Tartaruga di Plinio De Martis, danno vita negli anni Sessanta alla cosiddetta Scuola di Piazza del Popolo, di cui Tano Festa fu uno dei maggiori rappresentanti.
È proprio in occasione della famosa Biennale di Venezia del 1964 che Festa espone, insieme ad una delle sue Persiane – l’opera La creazione dell’uomo, frutto della sua nuova ricerca basata sugli elementi iconografici del passato, in particolar modo della Cappella Sistina e delle Tombe Medicee di Michelangelo.
Da queste opere di Tano Festa è facile notare come la Pop Art italiana, a differenza di quella inglese o americana, abbia caratteri tutti suoi e non corrisponda soltanto a una messa in discussione di società, cultura e valori estetici. Tra le sue peculiarità emerge anche il rapporto irrinunciabile con la cultura alta, con l’arte e la sua storia, caratteristica è assolutamente rintracciabile nelle opere di Festa.
Se infatti Schifano – ad esempio – si concentra più sulle nuove immagini del contesto urbano e, più affascinato dal mito americano, ne importa i simboli (basti pensare alle immagini della Coca-Cola e della Esso), Festa volge lo sguardo alla “sua” Italia e, con atteggiamento più “nazionalistico”, preferisce invece un’iconografia più distante dal consumismo della Pop americana e più intrisa di memoria, di storia e di cultura italiana.
“Un americano dipinge la Coca Cola come valore, per me  – dirà a tal proposito Tano Festa – Michelangelo è la stessa cosa nel senso che siamo in un paese dove invece di consumare cibi in scatola consumiamo la Gioconda sui cioccolatini”. (Dal catalogo della mostra alla Galleria La Salita, 1967)
Per Festa la storia non è qualcosa di distante e sostituibile con l’attualità, ma è una continua presenza. È per questo che non riesce ad azzerare l’arte precedente ma ne fa piuttosto oggetto delle sue opere. Ed ecco allora che i volti di Michelangelo, trattati con estrema libertà dall’artista, rivivono sulle sue tele in una dimensione nuova, eterea e vagamente surreale.


Hotline dell'acquirente lun-ven: 09.00 - 18.00
kundendienst@dorotheum.at

+43 1 515 60 200
Asta: Arte contemporanea
Data: 01.06.2016 - 19:00
Luogo dell'asta: Vienna | Palais Dorotheum
Esposizione: 21.05. - 01.06.2016


** Prezzo d'acquisto comprensivo di tassa di vendita e IVA

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